TRANCE E RAVE- appunti dall'incontro con Leonardo Montecchi

Appunti di Benedetta Morri

 

I rave party (dall’inglese rave=delirio) sono manifestazioni musicali molto spesso illegali organizzate in tutto il mondo che nascono alla fine degli anni Ottanta , in un clima di generale contestazione politica, in un momento in cui negli Stati Uniti come in Europa si formano controculture tese a denunciare problemi politici, difficoltà economiche e disagi sociali.

Possono aver luogo all’aperto, nelle radure, nei boschi, oppure in capannoni abbandonati, ma comunque sempre fuori dal centro urbano. Le persone giungono alla festa la sera e la musica prosegue per tutta la notte, a volte può durare anche più giorni.

La musica caratteristica del rave è la Techno, prodotta non da strumenti maneggiati dall’uomo, ma da strumenti tecnologici. Non si tratta quindi di un concerto in cui il protagonista della scena è la pop-star sul palco e separata dal suo pubblico, ma di uno spazio sonoro: i dj stanno in una posizione marginale rispetto alla pista, nascosti nella console, perché è la musica che deve essere centrale e i protagonisti diventano le persone che ballano attraversate dalla musica e dalle luci stroboscopiche.

Il desiderio è quello di cadere in una trance di possessione (anche attraverso l’uso di droghe), ossia uno stato modificato di coscienza che si ottiene per sommazione di stimoli (diverso quindi dall’estasi che si ottiene per sottrazione di stimoli). Il concetto viene ripreso dalle religioni politeiste delle tribù africane che praticano riti ben precisi: i musicanti suonano e gli adepti ballano fino alla crisi che si verifica quando il dio si impossessa del corpo e li fa cadere a terra; a questo punto gli altri possono fare domande al dio personificato.

La trance metropolitana che caratterizza i rave dell’occidente, invece, non è ritualizzata, non si tratta di pratiche strutturate a cui vengono attribuiti significati: l’individuo viene impossessato dalla musica, avviene in lui una dissociazione, un totale cambiamento rispetto alla vita quotidiana, a volte con amnesia. E quindi si tratta di un fenomeno rischioso.

L’educatore può giocare una parte importante in merito.

Prendendo atto che quello del rave è un fenomeno largamente diffuso ancora oggi, spesso degenerante in semplici manifestazioni illegali fondate sull’uso di droga, l’educatore potrebbe studiare e approfondire questo discorso. Sfruttando la sua posizione ottimale sull’ultimo gradino di una scala gerarchica di professionisti , si trova più vicino alla gente e potrebbe quindi indagare nuovi contenimenti ed elementi di cambiamento.

Strettamente legato a questo discorso, si allaccia la questione più generale delle discoteche, caratterizzate anch’esse dalla presenza di un popolo che ricerca la trance, la dissociazione, tramite la musica e le droghe.

 

 

 

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