INCONTRO CON SVETLANA BROZ, autrice del libro I giusti nel tempo del male

In data 26 marzo 2009 presso l'Aula Magna di Via Angherà 22 dell'Università di Bologna, Polo di Rimini, si è tenuto l'incontro con la Dottoressa Svetlana Broz, autrice del libro "I giusti nel tempo del Male".

La conferenza ha offerto numerosi spunti di riflessione su tematiche estremamente importanti quali:

  • il concetto il coraggio civile;
  • il significato di giustizia;
  • la cortesia come modello epistemologico e come strumento attivo per  arginare i conflitti;
  • l'educazione e la cittadinanza attiva;
  • il rispetto per gli altri.

L'occasione ha avuto il merito di rappresentare una concreta opportunità di scambio intergenerazionale con molti bambini della scuola elementare Madre Teresa di Calcutta che hanno presenziato all'incontro ponendo una molteplicità di domande pertinenti sul tema della guerra, dei conflitti e della giustizia.

Due incontri precedenti con i bambini presso la scuola elementare ci hanno consentito di fornire loro qualche informazione sul conflitto della ex Jugoslavia attraverso la realizzazione di un gioco di ruoli per evidenziare la compresenza delle diverse etnie su quel territorio, e l'allestimento di cartelloni con la rappresentazione geografica prima e dopo il conflitto.

Gli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Formazione e Cooperazione desiderano ringraziare La Dott.ssa Svetlana Broz, il traduttore Dott. Ognjen Tomic, le maestre e i Bambini della scuola elementare Maria Teresa di Calcutta per averci donato questo alto momento formativo.

Un grazie particolare al Professore Andrea Canevaro, motore propulsivo di questa splendida iniziativa.


Breve storia della ex Jugoslavia


Esistevano da tanti anni sul territorio della Bosnia Erzegovina, varie popolazioni che vivevano insieme pacificamente e le 3 principali erano: bosniaci-musulmani, serbi-ortodossi, croati-cattolici. Questi tre gruppi erano stati fatti in base alla religione della famiglia di origine ma con il tempo si erano mescolati tra loro e la divisione non era più possibile in modo netto.

La guerra della Bosnia Erzegovina, al di là dal nostro mare Adriatico, è iniziata nell'anno 1992, perché alcune persone ritenevano più bravo, più importante, più bello il proprio gruppo di appartenenza e cercarono di eliminare (anche con le armi) le persone appartenenti agli altri gruppi. Queste persone estremiste non erano tante ma con l'uso delle armi e della violenza riuscirono a portare alla guerra un intero paese che era riuscito a vivere fino a quel momento tra tutte le differenze culturali e religiose. Ma i  n quegli anni c'erano anche tante persone che rischiarono la propria vita per salvare o per aiutare quella di altre anche se non le conoscevano, anche se credevano in un'altra religione.

Morirono tante persone durante i 3 anni della guerra, solo perché appartenevano ad un gruppo diverso da quello che era al potere nel territorio in cui abitavano.

La fine della guerra avvenne nel novembre del 1995, perchè la guerra aveva soltanto portato tante tragedie e la popolazione non voleva più vivere nella paura di essere parte di un piccolo gruppo, ma per disarmare gli estremisti dovettero intervenire gli eserciti europei ed internazionali.


Domande e Risposte

1- Il Ceis e il suo libro si possono definire come dei progetti sociali nati in un momento post-bellico e che auspicano di "vivere un ambiente capace di creare una comunità di apprendimento composta da differenze"[1].

Come è possibile sfruttare un momento di crisi e trasformarlo in opportunità e innovazione?


S.- Ogni momento di crisi apre delle possibilità per un'innovazione. Dopo un periodo di guerra è necessario pensare a nuovi modi di fare educazione. La cosa difficile è trovare nuovi modi di convivenza per fare prosperare la pace. Credo che il Ceis sia riuscito a fare questo.

In Bosnia è stato promosso un programma educativo, dopo la guerra, rivolto ai bambini anche a causa dei campi minati che ancora vi si trovano. Però mi piacerebbe non dover pensare a programmi educativi di questo tipo, ma a programmi alternativi. Purtroppo in Bosnia ciò non è ancora possibile.



2- "Ho sempre pensato che idee, grosse parole come solidarietà, tolleranza vanno studiate dal punto di vista operativo; cosa posso realizzare con i ragazzi di una scuola perché vivano queste parole"[2]. Come educare i bambini al coraggio civile?


S.- Queste parole rappresentano principi base che valgono per tutti: bisogna parlare apertamente ai bambini del coraggio civile e  degli effetti positivi e negativi che ne possono conseguire. A volte queste azioni hanno un prezzo da pagare.

Coraggio civile vuol dire opporsi attivamente ad ogni forma di autorità negativa. Dobbiamo sapere che ogni volta che manifestiamo il nostro coraggio abbiamo probabilità di essere puniti proprio a causa del potere che questa autorità possiede.

Bisogna fare ai bambini esempi storici di coraggio civile: Socrate, Giordano Bruno, Gandhi, Mandela. Bisogna stimolare il pensiero critico dei giovani.

3- Tra gli elementi che compongono un processo educativo troviamo in primo luogo "il progetto dell'uomo come individuo sociale, libero nel pensiero, però attivo e responsabile nel sociale, che può prendere delle decisioni in favore di sé stesso, ma sempre in armonia con i bisogni della collettività"[3].

Come nasce un progetto da una raccolta di testimonianze? Il Ceis nasce da un progetto e come si realizza un progetto?


S.- In una società "anormale" come quella bosniaca post bellica si sentiva la necessità di un progetto come quello che io ho intrapreso nella raccolta di testimonianze. La raccolta di testimonianze è importante per lasciare alle nuove generazioni tracce di esempi positivi del passato. Sono una base sulla quale bisogna continuare ad educare i giovani. Fare progetti in situazioni di guerra è più complicato ma è possibile; il mio libro è nato in tempo di guerra.



4 - "La presenza di cortesia nasce della considerazione di chi veramente sia l'altro (i suoi desideri, le sue opinioni) e provoca benessere e benevolenza. L'assenza di cortesia nasce dalla dimenticanza o dalla scarsa attenzione ai sentimenti dall'altra persona e provoca ostilità.[4]"

La cortesia, come progetto intelligente capace di gestire il conflitto e l'aggressività, unita ad una buona organizzazione educativa, potrebbe rappresentare l'annuncio di un tempo del bene?


S.- La cortesia è fondamentale nella resistenza non violenta. Bisogna sempre usarla quando vogliamo sconfiggere la violenza.



5 - "Esiste uno stretto legame tra intelligenza e cortesia. Essere cortesi è un'arte che deriva da un forte impegno a usare l'intelligenza per capire le circostanze sociali e, in particolare, gli stati d'animo degli altri. Questo impegno, a volte faticoso e dall'esito incerto, può realizzarsi solo quando è sostenuto dalla motivazione a prendersi cura dei sentimenti altrui. La persona cortese ha un'anima gentile, sensibile alla sofferenza umana e con un senso di obbligo a fare del suo meglio per alleggerire la fatica del vivere. [...] La persona cortese e gentile usa con leggerezza, ma con costanza, i mezzi naturali in possesso di tutti gli esseri umani: un po' di attenzione, un minimo di riflessione, una scelta di parole.[5]"

Nell'incontro con i testimoni delle storie riportate nel libro, l'empatia può aver rappresentato un mediatore utile. Lei, quali strategie di adattamento ha messo in atto nella relazione?

 

S - L'empatia è un elemento indispensabile per far sì che i nostri interlocutori si aprano. Senza empatia c'è distanza. Se ad esempio il giornalista non ha empatia, non riuscirà a condurre un bel colloquio con chi sta intervistando. Senza empatia non c'è collaborazione sincera.



6 - "Quando una persona applica inconsapevolmente le regole della cortesia, "assegna" ruoli sociali piuttosto precisi agli altri e a se stesso e, così facendo, esprime la sua visione delle relazioni umane."[6]

L'attenzione per le testimonianze e soprattutto per i protagonisti delle stesse, quanto e come ha cambiato il suo modo di progettare un'azione cooperativa?

S.- L'attenzione è anche empatia, partecipazione nella sofferenza altrui.



B.- Come si contrasta una autorità negativa?

S.- Per contrastare un'autorità negativa ci vuole molto tempo; non è facile lottare contro di essa e c'è il rischio di essere colpiti, in tanti modi. Ma se siamo convinti di lottare per una cosa giusta, il prezzo da pagare sarà relativo e non ci costerà così tanto. Il coraggio civile è il coraggio di opporsi ad una cosa che pensiamo non sia giusta.



[1] AA. VV. "A scuola nel villaggio. Parole Chiave ed Esperienze del CEIS di Rimini" Erickson, 2008. Cft. p.


[2] AA. VV. "A scuola nel villaggio. Parole Chiave ed Esperienze del CEIS di Rimini" Erickson, 2008. Cft. P.

[3] AA. VV. "A scuola nel villaggio. Parole Chiave ed Esperienze del CEIS di Rimini" Erickson, 2008. Cft. p.

[4] Axia Giovanna "Elogia della Cortesia. L'Attenzione per gli Altri come forma di Cortesia" Il Mulino, 2005. Cft. p.49


[5] Axia Giovanna "Elogia della Cortesia. L'Attenzione per gli Altri come forma di Cortesia" Il Mulino, 2005. Cft.  p. 128


[6] Axia Giovanna "Elogia della Cortesia. L'Attenzione per gli Altri come forma di Cortesia" Il Mulino, 2005. Cft.  p. 91




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